PFAS, L’ACQUA DEL RUBINETTO È SICURA  

L’inquinamento del Fratta Gorzone non ha alcun rapporto con l’acqua erogata da CVS: nessun allarme per l’acqua potabile

Sostanze perfluoroalchiliche e inquinamento del Fratta-Gorzone, è bene fare chiarezza. L’acqua che esce dai rubinetti dei Comuni afferenti a CVS è sicura per l’utilizzo umano, non è inquinata e non è assolutamente l’acqua del Fratta-Gorzone.

Se quindi è giusto che cittadini e amministratori si preoccupino per l’emergenza ambientale collegata all’inquinamento di questo corso d’acqua, va anche ricordato che il problema del Fratta-Gorzone esula completamente dalle competenze di CVS e non ha oggi alcun legame con l’acqua fornita dal servizio idrico.

Tutti i cittadini possono facilmente verificare la provenienza e tutti i parametri relativi all’acqua che esce dal rubinetto: basta collegarsi al portale www.centrovenetoservizi.it, cliccare sull’icona “Che acqua bevi?” e scegliere dal menu il proprio Comune. Non appena è emersa la problematica legata alle sostanze perfluoroalchiliche, CVS ha fatto analizzare tutti i propri punti di produzione. In nessun Comune afferente a CVS ci sono situazioni di pericolo per la presenza di PFAS. Nel territorio padovano, PFAS sono state segnalate solo nell’acqua che arriva a Montagnana e in una frazione del comune di Urbana. CVS non ha mai sottovalutato la questione: non appena emerso il problema ha avviato operazioni di ricerca, monitoraggio continuo e sistemi per la messa in sicurezza e il filtraggio.

Oggi tutti i cittadini possono verificare i valori di PFAS riscontrati a questa pagina, accessibile selezionando semplicemente la voce “Dati PFAS” dal menu “Comuni” sul sito www.centrovenetoservizi.it. I parametri rilevati a Montagnana e Urbana sono sempre abbondantemente inferiori non solo al limite fissato dall’Istituto Europeo per la Sicurezza Alimentare (300 ng/litro per il PFOS, 3.000 ng/litro per il PFOA) ma anche ai valori “obiettivo” dell’Istituto Superiore di Sanità (30 ng/litro per il PFOS, 500 ng/litro per il PFOA, 500 ng/litro per altri PFAS). Inoltre si continuano a implementare tutte le azioni possibili per abbattere ulteriormente la presenza di PFAS. Tra questi interventi rientra il cantiere avviato da Acque Veronesi sulla centrale di Madonna di Lonigo, che rifornisce anche Montagnana e Urbana. Il progetto prevede il potenziamento del sistema di trattamento a carboni attivi e la realizzazione di un serbatoio di accumulo di 4.000 metri cubi. Il cantiere permetterà di aumentare la portata dell’acqua trattata per l’abbattimento delle PFAS: la potenza sarà elevata a 500 litri al secondo mediante l’aggiunta di ulteriori 3 filtri a sabbia e 6 filtri a carbone attivo granulare.

Per quanto riguarda, infine, l’ipotesi di un collegamento tra le acque del Fratta Gorzone e quelle dell’Adige, per far fronte a eventuali emergenze legate ad ondate di piena, al momento non è ancora pervenuto alcun progetto. CVS tuttavia, congiuntamente agli altri gestori che hanno centrali sul fiume Adige a valle del possibile scolmatore, ovvero Veritas, Acegas-Aps, Polesine Acque e Albarella SpA, ha già avanzato una richiesta per conoscere tutti i parametri tecnici indispensabili per poter esprimere un parere.  CVS ribadisce sin da ora che la salubrità dell’acqua fornita ai cittadini sarà un principio imprescindibile nel valutare un eventuale progetto di questo tipo e avrà la priorità su ogni altra considerazione.